Banners

Mensile registrato al Tribunale di Torino n° 6 del 25.02.2014 - Direttore responsabile Donato D'Auria

Gli agricoltori di Mezzana della Terra cercano un biologico “nuovo”

Ascoli Satriano (Fg) - Negli ultimi anni è aumentata in maniera esponenziale la presenza di aziende con certificazione biologica in ogni regione del nostro Paese. Anche se le prime normative europee in materia risalgono a più di venticinque anni fa, ormai, solo negli ultimi dieci il settore ha conosciuto un vero sviluppo, certamente favorito dal desiderio di molti di mangiare prodotti di qualità, ma anche dalla volontà di molti contadini, soprattutto giovani, di tornare a praticare un’agricoltura più votata alla qualità dei prcessi produttivi che alla produzione di quantità.

Questo sviluppo del settore biologico, tuttavia, non ha ancora prodotto un vero e proprio adeguamento di normative che stanno diventando via via più inadeguate (sia dal punto di vista dei parametri imposti agli agricoltori che dal punto di vista dei controlli sul territorio). Esiste, inoltre, un problema relativo ai costi della certificazione, che spesso aumentano in maniera esponenziale a causa della burocrazia e delle perizie necessarie per ottenere la stessa certificazione. Diversi Stati sono intervenuti per ovviare a questo problema, ma non l’Italia, dove molti agricoltori sono costretti a rinunciare alla certificazione proprio a causa dei costi eccessivi.

Anche in realtà profondamente vocate all’agricoltura di qualità, come l’Agro di Ascoli Satriano sui Colli della Daunia (in particolare le zone di Mezzana della Terra, Valle Castagne e Posta d’Alessandro), le realtà che praticano l’agricoltura biologica o biodinamica sono quasi assenti. O meglio, queste realtà ci sono, ma non hanno la possibilità di veder riconosciuta la loro scelta, che é anche una scelta di natura etica, visto che implica il rinunciare almeno in parte alla produttività in favore della produzione di elevata qualità.

Tra queste realtà si possono citare la “Masseria Posta d’Alessandro” dell’azienda agricola dei Fratelli Lobozzo, che si dedica alla produzione di formaggi, ma anche alla produzione di pomodori totalmente naturali, ad alto contenuto di licopene. La produttività dell’azienda non é affatto paragonabile a quella della produzione intensiva: stiamo parlando di 300 quintali di prodotto per ettaro contro i 1700 delle produzioni intensive. Pratica un’agricoltura biologica e biodinamica anche il “Piccolo Orto Antico” di Francesco Farina, che nell’agro di San Carlo di Ascoli Satriano produce fagioli e altri legumi per una produzione di circa otto quintali in un terreno poco più piccolo di un ettaro. Praticano l’agricoltura biologica anche tanti piccoli agricoltori che decidono di restare legati alle antiche tradizioni, come Celeste Anguilano nei suoi terreni a Mezzana della Terra, dove coltiva mandorle, fichi, olivi e grani antichi.

Tutto il nostro Paese, tuttavia, é ricco di tipicità non riconosciute. Pensiamo, ad esempio, alla Misischia (in dialetto molisano “Mscisch”) di Guardialfiera, piccolo comune dell’Appennino molisano. Questa specialità, a base di carne di pecora tagliata a pezzi, è un antico piatto contadino degli Appennini a cavallo fra Molise e Puglia. L’obiettivo è quello di farlo conoscere anche al di fuori del Molise, rendendo la sua tipicità riconosciuta anche dal punto di vista formale e normativo. Luigi M. D’Auria


Pomodori bio non certificati di Masseria Posta D’Alessandro

(Foto: Sebastiano Spina)